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La nostra scuola non educa. Umberto Galimmberti

La scuola non dovrebbe riempirsi di strumenti tecnologici, computer, lavagne luminose, registri digitali, perchè non si è all'altezza del nostro tempo grazie all'uso delle macchine, ma grazie alla cultura. Il fine della scuola, infatti, non è la competenza tecnologica che gli studenti già possiedono in abbondanza e meglio dei loro professori, ma la formazione dell'uomo che necessita di educazione.
E l'educazione prevede che fin dai primi anni di scuola, si accompagni lo studente in quel percorso che insegna a distinguere gli impulsi, dove si arrestano i bulli che non hanno linguaggio e perciò si esprimono con gesti, dalle emozioni che consentono di conoscere, attraverso la risonanza emotiva che accompagna i nostri comportamenti, la differenza tra insultare un professore o prenderlo a calci, tra corteggiare una ragazza o stuprarla. La risonanza emotiva, che fa avvertire immediatamente la differenza tra il bene e i male, tra ciò che è grave e ciò che grave non è, è fondamentale nella formazione dell'uomo.
Ultima tappa è l'acquisizione dei sentimenti che non sono dati per natura, ma si acquisiscono attraverso la cultura. Tutte le culture primitive raccontavano miti in cui si apprendeva la differenza tra puro e impuro, buono o cattivo, giusto e ingiusto. Oggi non possiamo più tornare ai miti, ma abbiamo la letteratura che ci insegna cos'è il dolore in tutte le sue forme, cosè l'amore in tutte le sue sfumature, e ancora cos'è la noia, l'entusiasmo, la disperazione, la gioia, l'angoscia, la speranza e via dicendo.
Senza questa mappa dei sentimenti - e qui non dimentichiamo che il sentimento è anche una facoltà cognitiva - non riusciamo a cavarcela nella vita, sopratutto quando sopraggiunge il dolore e non possediamo tracciati culturali idonei a evitare la disperazione.
Per questo Eschilo scriveva:"Il dolore è un errore della mente".Che fa la scuola per leducazione dei sentimenti? Nulla.