Libriamoci di Massimo Gramellini

Libriamoci di Massimo Gramellini

Ascoltare un libro letto a voce alta è una di quelle godurie impalpabili che molti di noi non si concedono più dall’infanzia. Rivedo mia madre, seduta di sbieco sul letto, con una collana di favole tra le mani. Io, che già allora mi distraevo di continuo (e senza neanche avere l’iPhone), le strappavo il volume dal grembo per tornare alla pagina precedente e capire chi diavolo fossero quei sette nani. Lei si riprendeva il libro e mi sgridava: «Massimo, fai uno sforzo! Se la mia faccia ti distrae, chiudi gli occhi. Le storie più belle sono quelle che si leggono a occhi chiusi». Li chiudevo così bene che mi addormentavo quasi subito. Ma evidentemente continuavo ad ascoltare le sue favole anche nel sonno, perché me le ricordo ancora. Da adulto ho tentato di ripetere lo schema con gli audiolibri. Funzionano in auto, durante i viaggi lunghi, a condizione di scegliere un romanzo diverso da «Cent’anni di solitudine» perché la sovrabbondanza di personaggi che si chiamano Arcadio e Aureliano mette a dura prova memorie anche meno volatili della mia. Ho dunque accolto col cuore gonfio di gratitudine la notizia che da oggi a venerdì decine di artisti entreranno nelle scuole italiane per cimentarsi con gli studenti nella lettura a voce alta dei classici. «Libriamoci» è il titolo dell’iniziativa, che sarebbe piaciuta al teorico della leggerezza Italo Calvino. Una splendida occasione per saltare le interrogazioni e smanettare sui telefonini come ossessi. Oppure per chiudere gli occhi e riscoprire quel che la velocità del vivere tecnologico sembra ignorare: il senso delle cose.

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