Pellegrinaggio a Roma a piedi di Don Mario Destefanis:Anno Santo 1950 Santo del 1950

Pellegrinaggio a Roma a piedi di Don Mario Destefanis:Anno Santo 1950 Santo del 1950

Appunti ed osservazioni

sul mio Pellegrinaggio a Roma,

compiuto a piedi, per acquistare

il Giubileo dell’Anno Santo 1950.

 PREFAZIONE

Dall’archivio personale di Don Mario è scaturito un dono prezioso che racconta il suo viaggio di pellegrino a Roma, nel Giubileo del 1950. L’esperienza e la descrizione delle giornate sono ricche di annotazioni che meritano di essere conosciute come ricchezza spirituale e umana di un sacerdote che donò la vita per il bene di tante anime. Il pellegrinaggio è una forma di fede cristiana e nello stesso tempo una rivelazione di forza e coraggio. Camminare verso Roma è un simbolo della nuova Gerusalemme “luogo dell’incontro con il Signore Risorto”. Il Diario raccoglie un pezzo di storia giovanile di Don Mario e in questo scritto si intravede lo spirito sacerdotale e pastorale del futuro parroco di San Rocco Cherasca.

Il Diario mantiene la sua descrizione originale sia nella forma che nella punteggiatura. In alcune parti la forma è più scorrevole e in altre emerge una certa forma dialettale. Tutto questo è giustificato dal fatto che il Diario veniva scritto alla sera dopo una giornata di cammino e di fatica. Nel Diario emerge lo spirito del pellegrino aperto alle varie esperienze. Valutazioni argute e pensieri profondi di spiritualità emergono dall’esperienza accumulata lungo il cammino della giornata. Il Diario offre il cuore sacerdotale di Don Mario che vede il volto di Cristo nei vari parroci e negli uomini e donne (che si dichiaravano comunisti) che gli offrivano pane, acqua e ospitalità.

E’ presente la capacità di Don Mario di accettare in “perfetta letizia” i rifiuti e le derisioni. Giunto a Roma, il Diario si Interrompe…. La città eterna lo avvolge del suo splendore e della sua spiritualità che emerge dal Giubileo ed il tutto rimane raccolto nel segreto del cuore.

Sono state inserite le fotocopie degli scritti originali dei parroci, che documentano il passaggio di Don Mario, nelle parrocchie dove si è fermato per celebrare oppure ospitato come pellegrino.

Preamboli

Come mi è venuta questa idea di compire un viaggio di circa 700 Km a piedi? Preciso: non lo so neppure dire; certo ha influito molto l’esempio di altri che mi hanno preceduto in modo particolare mi ha impressionato quel francese che una sera è venuto a bussare alla nostra porta e che ha ricevuto dal nostro Parroco una cordiale ospitalità.
Ho subito incontrato incoraggiamenti e difficoltà. Scetticismo da parte di qualcuno; paure ansie da parte della mamma. Difficoltà ancora di trovare qualcuno a sostituirmi durante la mia assenza: in questo il Parroco è stato molto largo e generoso dichiarandosi disposto a qualunque sacrificio da parte sua.
Io intanto dicevo al Signore: Signore, se tu vuoi che questo compia e se credi che possa servire alla tua gloria e a bene della mia Anima e delle anime, mi appianerai tutte le difficoltà che ci possono essere. E le difficoltà a poco a poco sono scomparse o superate.
Agli Esercizi Spirituali di Lanzo il Padre mi ha incoraggiato; nel ritorno quel bravo Parroco di Torino Don Ellena mi ha dato buone indicazioni riguardanti l’itinerario da lui tenuto nel suo pellegrinaggio a piedi compiuto in giugno. Qualche giorno prima della partenza mi presento a Mons. Vescovo per notificargli la mia intenzione: resta un po’sorpreso e poi mi benedice e compila la prima pagina del mio taccuino che dovrà ricevere l’autenticazione di ogni mia fermata lungo il pellegrinaggio.
Intanto in paese e anche fuori si sussurra la notizia della mia decisione incominciano a farsi sentire espressioni di ammirazione. Non vorrei però proprio che queste mi facessero perdere il frutto di questo piccolo sacrificio che sto per compiere.

Le intenzioni principali che mi sono proposto in questo pellegrinaggio:

1) In penitenza dei miei peccati e per avere il distacco da quanto sa di terreno e di umano (libertà del cuore)

2) Per le vocazioni sacerdotali e la Santificazione dei sacerdoti.

3) Per ottenere più vita cristiana in modo speciale nella parrocchia in cui ora lavoro particolarmente nei giovani. E poi come mi ha suggerito il padre Spirituale, per tutte le intenzioni che vorrà mettere la Madonna.

 Partenza e Prima Tappa 16 Agosto 1950 Corneliano-Nizza Monferrato.

E’ il giorno dopo l’Assunta è la festa di San Rocco (il pellegrino). Parto alle quattro e un quarto del mattino con un ora di ritardo dal previsto (per fortuna Mariuccia mi è venuta a chiamare altrimenti chissà fino a che ora avrei dormito quel mattino!)
Con lo zaino in spalla ed il cappello in mano mi inginocchio ancora sui gradini della Chiesa e recito un Pater.Ave.Angelo, infatti il Signore, la Madonna, l’Angelo Custode saranno gli unici miei compagni in questo lungo cammino, ma è meglio questi tre che non dieci altri!
Dopo i primi Passi già una sorpresa, una dolce sorpresa: la mamma di Mariuccia è la sul balcone, a quell’ora per augurarmi buon viaggio. Chissà quanto mi avrà atteso, dato il mio ritardo! Che il Signore la benedica per il suo buon cuore! Sono ad Alba alle 5 e 30.
Quasi in cima all’accorciatoia di Altavilla si presenta l’occasione di fare un piccolo atto di carità: spingo la carriola di una povera vecchietta che resta tanto contenta, ma io più di lei! Accorciatoia per le “Tre Stelle” e poi Neive basso dove mi fermo a celebrare. Alle 10 circa sono a Castagnole. Pranzo. Riposo fino alle tre.
Dopo un’oretta di cammino un fatto gustoso: “Reverendo Rev. venga a bere una volta” era un uomo che mi aveva visto dalla finestra. Insiste devo ritornare indietro di qualche passo ed entrare nella sua casa. Stura una bottiglia.. “non è buona” ne prende un’altra… Naturalmente mi fa le meraviglie per il mio progetto.
Questa fermata fuori programma fu però provvidenziale perché quell’uomo mi ha indicato una accorciatoia per Nizza che io non avrei trovata. Finita l’accorciatoia si ritorna sullo stradale che comincia a diventare lungo soprattutto nei suoi ultimi Km. A 4 o 5 Km. dall’arrivo una macchina si ferma davanti a me: “Reverendo viene a Nizza lo portiamo c’è posto”. Grazie, il Signore vi benedica per la vostra gentilezza ma non posso accettare perché desidero fare il pellegrinaggio a Roma a piedi. Questa fu la mia risposta e così sarà anche in seguito. Però come mi avrebbero fatto piacere quei Km. percorsi in macchina!
Alla fine non avevo più voglia di pregare e offrivo solo più tutti i miei passi al Signore. In vista della città anche un po’di pioggia ma presto ci siamo e non mi bagno granchè. Il Parroco che un po’già conoscevo mi accoglie molto bene. Ma quando sto per mettermi a tavola mi viene caldo la vista si offusca, mi butto un momento su un sofà e poi vado a letto con una tazza di caffè.
Le gambe sono dure non riesco più a farmi reggere, nei piedi incomincia a farsi vedere una bella bolla rigonfia. Mi sento un po’preoccupato per il domani. (Per fortuna che non mi vede la mamma in questo stato altrimenti chissà quanto ne soffrirebbe). Ma poi mi abbandono nelle mani del Signore e della Madonna.

 Seconda Tappa 17-8-1950 Nizza-Acqui-Ovada.

Contrariamente a quel che temevo al mattino, dopo una buona notte di riposo mi sento di nuovo abbastanza bene. Prima di partire però celebro e consumo una sostanziosa colazione. Per arrivare ad Acqui c’è un tiro discreto (19 Km.). Anche questa mattina due o tre macchine si fermano al mio passaggio e ricevo l’invito a salire: la mia risposta si capisce è come quella di ieri.
Un po’ sotto Castelrocchero mi viene indicata una accorciatoia che mi fa pure evitare lo stradale prov. fino ad Acqui. Giungo in città che è quasi mezzogiorno. Domando di Don Farina…e quando lo vedo riconosco che era stato anch’egli agli Esercizi di S. Ignazio a Lanzo.
Anche qui accoglienza cordiale. Trovo con mio gran piacere un mio confratello di Alba: Don Cogno. Il Vice-Parroco di Acqui mi accompagna qualche passo e mi indica un’accorciatoia: Attraverso la Bormida in passerella e parte in barcone. Oggi poi, dietro suggerimento anche del Parroco che mi ha ospitato, ho adottato un nuovo sistema di accorciatoie: mi sono messo nelle gallerie del treno.
Un ferroviere mi ha persino regalato una torcia a vento. Prima di Ovada due gallerie: una di m. 1200, l’altra 3600 (Cremolino) ho notato che questa era così diritta che ad un certo punto si vedeva l’imbocco da una parte all’altra. Trovai molto lungo arrivare in città: era un po’ tardi, quando vi giunsi.
Attraversato tutta la via principale suono in canonica. La persona di servizio appare in alto alla finestra e dice: “Il Parroco non c’è, e non c’è posto” e chiude. Ritorno indietro presso i capuccini; un po’ più di gentilezza ma ancora la stessa risposta: non c’è posto vada dagli scolopi.
Qui finalmente con un po’ di stento: si trova un po’ di ricovero per la notte. Cena la mangio all’albergo. Questi rifiuti, queste accoglienze fredde, indifferenti erano previste ma non sono prive di amore: questa è quasi perfetta letizia direbbe…

 Terza Tappa: 18-8-50 Ovada-Voltri.

Partendo verso le cinque avevo intenzione di andare a celebrare a Rossiglione, ma poi la sete e la stanchezza mi ha costretto a fermarmi prima a Gnocchetto, un piccolo borgo. Subito non trovo nessuno e resto un po’ male, poi vedo il Parroco dalla finestra della sacrestia, molto gentile mi fa subito celebrare mi offre colazione e mi riposo un po’. Poi ho attraversato ancora due gallerie.
In una nella più lunga di 900 metri e curva la torcia si spegne: proseguo allo scuro a tentoni; alla fine provo un po’ di panico odo un rumore come quello del treno, mi volto indietro un po’ affannato in cerca di una nicchia ma il treno non arriva: era solo un torrente in testa alla galleria!
A Campo Ligure Pranzo son ricevuto e trattato con singolare delicatezza dal Parroco e in modo particolare dalla sorella… Alle 15 e 30 circa proseguo e incomincia la salita del Turchino.
In vetta un gruppo di ragazzine allegre (in colonia) mi prega di portare un loro bacio al Papa; una piccolina mi corre dietro e mi dice: “porti anche me a Roma”. Sono piccole scenette che fanno piacere! Poi la discesa verso Mele e qui trovo una buona accorciatoia, nel paese di Mele un’altra. Arrivo a Voltri verso notte e sono ospite dei Francescani…

 Quarta Tappa: Voltri-Genova-Sori. 19-8-50

La marcia di oggi è stata tutta lungo il mare. La strada fiancheggia il mare da una parte, e dall’altra palazzi e palazzine che non si interrompono. Non si può neppure distinguere una cittadina dall’altra: Voltri-Pegli-Sestri Ponente-San Pier d’Arena-Genova: sono una unica Città interminabile.
A Sestri ho celebrato. Poi ho proseguito fino a Genova per il pranzo e un po’ di riposo. Sono andato in Curia per domandare dell’Arcivescovo ma non c’era. Di la mi hanno mandato in Seminario per il pranzo e dal semin. mi han mandato alla “Casa del Clero” e questo avviene sovente nei centri un po’ grandi.
Dove c’è solo un Parroco è più facile essere subito ospitati. Nella Casa del Clero però mi son trovato bene ed ho anche potuto prendere un bagno. Ho pagato £ 250: questa è la seconda volta che pago la prima è la Cena ad Ovada (£ 300). Nel Pomeriggio ancora lungo mare piccole salite e piccole discese: fino a Sturla, Quinto al M. l’abitato non ha sospensione.
Tutta la spiaggia è un formicolaio di bagnanti; io mentre cammino, già un po’ stanco offro i miei passi e un po’ di Rosario in riparazione dei peccati che si fanno da tante anime con il pretesto dei bagni. Giungo a Sori che è quasi notte e anche qui mi trovo accolto con una piacevole ospitalità.
Prima di giungere nel paese raggiungo un povero giovane che mi disse di essere pure in pellegrinaggio a piedi per Roma. – Ma come mai,- gli ho domandato- ti sei messo così per la strada senza nulla? – Sono disoccupato- mi risponde – sono solo e senza genitori e non avevo neppure il denaro per acquistarmi i documenti. Poveretto! Mi ha fatto pena.
Veniva da Ventimiglia aveva già camminato molto e voleva ancora arrivare al paese dopo Sori. Salutandolo gli lasciai uno scartoccio di riquirizia che mi era stata regalata in quel giorno a Sestri Ponente.

 Quinta Tappa: Sori-Rapallo-Chiavari-Sestri Levante.

Domenica 20 agosto 1950 Partito da Sori verso le 4 ho camminato per un po’ allo scuro, illuminato solo dai fari delle auto che quasi continue sfrecciavano sulla via.
A Rapallo bella cittadina sul mare, mi fermo per celebrare. E’ Domenica; il Parroco che vi è attorno ha molto lavoro, perciò non ho quasi il tempo di parlare con loro: ambiente un po’ arido, questa la mia impressione. Tuttavia anche qui mi viene offerto un po’ di ristoro e poi riparto per Chiavari. Vedo già la città dall’alto della collina da cui discende la strada qualche Km. prima.
A mezzogiorno giungo alla porta di una parrocchia alla periferia della città; di qui mi si manda ai frati che sono più avanti verso il centro. Qui oltre al pranzo mi riposo molto bene parto che è tardi: sono le 5 e più. Accelero il passo per arrivare a Sestri L. non troppo tardi (9 Km di distanza in un’ora e mezza).
Vicino ormai alla città sento una scampanellata di bici. Mi volto, sorpresa! E’ Balbo Riccardo che partito al mattino ha coperto tanta strada quanto me in 5 giorni. Insieme andiamo in cerca di vitto e alloggio.
Prima da uno di cui avevo indirizzo: non c’è, poi dai frati: per me solo avrebbero posto ma per due no; andiamo nella casa dei pellegrini: si cena e poi Balbo va a cercarsi altrove un rifugio. (Ho poi saputo che ha dormito su una panca in un giardino!)

 Sesta Tappa: 21 Agosto Sestri Lev.-Passo d. Bracco-Padivarma (borgo di Beverino).

Questa è la tappa del famoso passo del Bracco descritta un po’ come qualcosa di pauroso ma io non ho avuto questa impressione. Celebro dopo 7-8 Km da Sestri a Trigoso, piccolo borgo, verso le 6 poi riparto subito senza nulla perché il Parroco ha ancora da celebrare.
Qui è stato gravemente danneggiato dalla guerra. Dopo un po’ di cammino faccio colazione ad un piccolo albergo che c’è lungo la salita del Bracco. Pago £ 60.
Il sole è caldo ma ogni tanto un po’ di venticello attenua i raggi del sole. Pranzo ad una colonia di bimbi che trovo sulla via presso una Parrocchietta (Mattarana): mi faccio piccolo coi piccoli dividendo il loro pasto.
Alla sera trovo un ottimo Parroco nella Parrocchia di Padivarma fraz. di Beverino. Dopo la fatica della giornata è una bella consolazione trovare una porta aperta una casa ospitale poter scambiare con familiarità quattro chiacchiere con un confratello: si ha l’impressione di essere a casa propria.
Questo è un grande ristoro per lo Spirito ed anche per il corpo e contribuisce assai a far dimenticare la stanchezza che si è accumulata lungo la giornata.

 Settima Tappa: 22 Agosto Padivarma-Ceparana-Sarzana-Marina di Carrara.

E’ veramente un sant’uomo quel Parroco di Padivarma mi ha indicato una accorciatoia facendomi uno schizzo sulla carta. Temendo poi ancora che mi sbagliassi questa mattina è venuto egli stesso ad accompagnarmi per mezz’ora; e pensare che sono partito alle 4,30.
Così ho evitato La Spezia, seguendo il Vara. Celebrato a Ceparana verso le 8. Pranzo molto allegro e familiare presso il Parroco dei primi borghi di Sarzana. C’era pure un cinese sacerdote. Disponendoci a tavola dice: “Il pellegrino Don Mario che rappresenta Gesù lo mettiamo capo tavola” Così si è continuato in questo tono di familiarità per tutto il pranzo: ero tanto contento!
Riparto verso le 4 di buon umore, ma tutta la gioia di questa giornata doveva finire in molta stanchezza. Non riesco più a fare della strada sono zoppicante il tallone destro mi duole. Stento a giungere a Marina di Carrara.
Qui sono ospitato, ma mi è preparata una tavola in altra camera solo, anche la persona di servizio in principio si dimostra molto asciutta e riservata ma poi parlando vedo che cambia aspetto e si rende più famigliare ed anche premurosa.
Quando non ci si conosce certo non si può pretendere subito tanta deferenza. Mi metto a letto molto stanco ed anche un po’ preoccupato.

 Ottava Tappa: 23 Agosto Marina di Car.-Marina di Massa-Marina di Pietrasanta.

Parto da Marina di Carrara verso le 5 e 30, ma il mio piede non vuol lasciarmi camminare. Sono zoppicante… ogni tanto mi fermo, un po’ triste: se vado di questo passo quando potrò arrivare a Roma?
Dopo due ore (!) riesco a coprire i 7-8 Km. che separano Marina di Carrara da Marina di Massa. Per fortuna la Provvidenza mi fa trovare sulla strada una Casa del Clero per i Bagni. Qui Posso celebrare la S. Messa e poi decido di fare un po’ di riposo, visto che tanto non posso procedere.
La suora infermiera mi dice che il tallone ha un callo –Ma allora non potrò proprio più proseguire? –Domando io con un po’ di apprensione. –Certo le darà fastidio, se passa in suppurazione, la cosa si fa ancor più grave, mi dice la suora- Prendo un bagno caldo in casa e poi vado anch’io in mare con gli altri sacerdoti. E’ la prima volta che metto i piedi in mare in vita mia!
Dopo pranzo riposo ancora un po’. Tutti gli altri confratelli si interessano del mio caso e mi fanno coraggio. Io mi sforzo di apparire tranquillo ma ho l’animo pieno di tristezza. Oggi è il giorno del mio compleanno: ho l’impressione che i miei 30 anni pesino come un macigno sulle mie spalle.
Temo seriamente di non poter proseguire: se ci fossero solo più un centinaio di Km. li farei anche a quattro gambe ma sono 340; eppure preferirei fare qualunque sacrificio piuttosto che interrompere il mio Pellegrinaggio ora che sono a metà!! Riparto alle ore 16 cosi zoppicante col mio zaino sulle spalle e con tanta melanconia nel cuore.
Qui mi sono pure confessato: ho fatto anche il proposito di recitare ogni giorno il breviario e… in ginocchio se il Signore mi concede di proseguire (questo proposito l’ho solo mantenuto in parte perché non sempre mi sono sentito ed ho avuto la costanza di recitarlo tutto in ginocchio: il breviario però eccetto il 2° giorno di Pelleg. l’ho sempre recitato più o meno bene) Alla sera giungo un po’ sfinito a Marina di Pietrasanta.
I frati mi accolgono con francescana carità. L’aria domestica, fraterna che si respira in questa casa mi ha sollevato un po’ il morale. Con un po’ di sforzo mi metto in ginocchio su una sedia e recito il mio breviario dopo che tutti si son ritirati.
Mi metto nelle mani del Signore e penso che il Signore vuol farmi capire che se riesco ad arrivare in fondo al mio proposito non sarà proprio per merito mio ma perché Lui mi porta! La notte la passo su un materasso disteso a terra: il giaciglio a dire il vero è un po’ duro e dormo agitato…

 Nona Tappa: 24 Agosto Marina di Pietrasanta-Viareggio-Torre del Lago-Pisa-Vicarello Km. 43

Mi alzo un po’ ingranchito dal mio giaciglio; parto verso le 4 e un po’. Il mio passo è lento ed irregolare: tuttavia tiro avanti; giungo a Viareggio che è ancora presto e non mi fermo.
Prendo il viale dei Pini: sembra una galleria; i pini coprono completamente la strada così è per circa 6 Km. Alle 7 circa sono a Torre del Lago: qui celebro la S. Messa. Trovo qui un parroco che mi dice apertamente di essere poco simpatizzante per questi pellegrinaggi a piedi: “molti sono profittatori che vogliono vivere con questo pretesto sulle spalle degli altri; quelli in bici sono turisti a buon mercato; io se ci vado, aggiunge, ci andrò in treno, seconda classe”. Sentendo questo giudizio io pensavo che faceva un po’ il compenso di tutte quelle parole di ammirazione e di lode anche immeritate che già avevo sentito nei giorni scorsi.
Riparto dopo aver ricevuto anche da questo parroco un po’ di caffè. La strada per fortuna è ombreggiata a mezzogiorno sono nei pressi di Pisa: ho già fatto 27 o 28 Km. non so neppure io come abbia fatto a percorrere tanta strada! Si vede proprio che il Signore dopo avermi umiliato un po’ mi fa portare avanti dall’angelo custode: camminare così si fa molta più fatica ma io sono già contento perché riesco a fare della strada.
Domando ospitalità presso un parroco dei sobborghi di Pisa ma il parroco è assente; domando un po’ di pranzo a due o tre famiglie attorno, ma nessuno può o vuole darmene neppure pagando.
Finalmente mi indicano i frati che abitano nel Camposanto: l’entrata è proprio quella del Camposanto e si prosegue per un po’ lungo il porticato e si giunge alla loro chiesa e convento. Qui mi trovo accolto con cordialità. Pranzo e riposo.
Riparto abbastanza rinfrancato. Passo sotto la Torre Pendente mi soffermo un istante nel Duomo. A notte giungo a Vicarello. Piacevole ospitalità: avevo con me due uova che una brava donna dopo Pisa mi aveva regalato.
Un giovane mi porta un piatto di riso (figlio del farmacista). Un uomo venuto poi in canonica mi dice di aver parlato con un comunista il quale si vantava di aver accompagnato un pellegrino (il sottoscritto) in canonica! Dopo cena mi resta ancora tutto quasi l’ufficio da recitare (in ginocchio).

 Decima Tappa: 25 Agosto Vicarello-Colle Salvetti-Cecina. Km. 38

Questa mattina prima di partire ho dovuto celebrare perché sul percorso c’era solo Colle Solvetti a 3 Km. dalla partenza e poi più nessun borgo fino a Cecina. Pranzo l’ho potuto consumare presso una botteguccia sulla strada, dove ho trovato un’ottima ospitalità.
Avevo con me alcuni pomidoro che mi erano stati offerti in un campo. Ho domandato che mi dessero il necessario per fare un po’ di insalata. Oltre questo mi offrirono pure un piatto di minestra che mi ha fatto molto piacere; mi portarono pure della pietanza che io non ho più potuto consumare, vino, pane, frutta…
Alla fine domando: -Mi dicano, per piacere, quanto devo per il disturbo. –Non fa nulla, già tutto pagato! Questa risposta mi ha commosso: Non era tanto per le 200 lire che risparmiavo, ma il fatto di vedere quella carità così disinteressata, anche ad un sacerdote proprio in una zona piuttosto rossa.
Ho ringraziato proprio con tutto il cuore promettendo di ricordare con riconoscenza la loro ospitalità e poi son partito molto rinfrancato e molto confortato.
Ho camminato senza quasi fermarmi quantunque il sole fosse piuttosto caldo e la strada polverosa: dovevo arrivare a Cecina presto, prima che si chiudesse l’Ufficio postale perché qui attendevo posta da casa.
Alle ore 16 circa ero già a Cecina ho domandato all’Ufficio P. e qui ho proprio trovato due lettere una del Parroco e l’altra di Mariuccia; le ho lette d’un fiato, e poi ancora rilette mentre in un bar prendevo una bibita. Speravo di trovare anche uno scritto da casa e invece nulla, ma ho pensato che se ci fosse stato qualcosa di urgente mi avrebbero scritto. Ho poi trovato subito la canonica dove ho notato già un po’ di stanchezza per i continui pellegrini che ogni giorno bussano alla porta.
Tuttavia sono stato accolto bene dal parroco e anche dalle persone di casa. Ho detto loro che si guadagnavano meglio loro il Giubileo che non quelli che vanno a Roma a piedi.
A sera a tavola ho pure fatto gli elogi per la buona cena che veniva servita ed ho notato che una parola buona di riconoscenza fa anche del bene e conforta chi deve faticare tanto senza un compenso immediato e visibile.

 Undicesima Tappa: 26 Agosto Cecina-Donoratico (borgo) S Vincenzo Venturina-Riotorto (Vignale) Km. 44

Alle ore 4 sono di nuovo sulla strada. C’è un borgo (Donatico) a 16-17 Km. dove posso celebrare.
Arrivo qui verso le 7,30. La chiesa quasi non si vede: è una tettoia adattata alla meglio. Per la colazione mi ero già comprato per strada due uova, una buona figliola me ne regala ancora due.
Così consumo una abbondante colazione con tre uova e poi proseguo. Poco dopo le 11 sono a San Vincenzo, bella cittadina sul mare. Qui non mi fermo che pochi minuti perché è ancor presto e voglio ancor fare un po’ di strada; di far pranzo non ne ho voglia.
Così cammino nel pieno mezzogiorno sotto un sole scottante; solo qualche breve fermata per bere; l’andatura però è piuttosto lenta: 4 Km. orari circa. Alle 14 e 30 sono a Venturina. Qui c’è una festa; la via è piena di gente. Mi dirigo alla canonica per potermi là riposare un’ora e casomai prendere qualcosa, poiché dalla colazione del mattino non avevo preso nulla; mi sarei fatto cuocere l’uovo che avevo ancora nella mia bisaccia.
La porta mi viene aperta da una persona dall’aspetto piuttosto asciutto. Attendo il parroco nell’atrio. Egli mi si presenta in “pigiama” il suo tono è pure alquanto riservato: ho un’impressione di “freddo” anche tra tanto caldo.
Bevo un po’ di acqua al rubinetto e mi butto sul letto che mi è offerto. Alle 16 un po’ riposato sono di nuovo per partire: non prendo nulla. Saluto il Parroco il quale riceve nel suo ufficio ma ancora sempre nella sua divisa di prima. Sono presto sulla strada ancor sempre affollata di gente.
Cammino un po’ a fatica perché il mio tallone destro non mi vuol reggere. Gruppi di persone, specialmente giovanotti, passano in bicicletta vanno in festa, o sono già di ritorno. Sono un po’ esaltati e allora pensano di far dello spirito facendo voci al povero pellegrino che avvolto nel suo sacco nero, cammina zoppicante sulla loro stessa strada ma con una meta ben diversa.
A dire il vero questa è stata la prima volta che mi son sentito un po’ bersagliato da frizzi e inulti: per fortuna e grazie a Dio sono state solo parole buttate al vento da gente che volava via in bici. Tuttavia queste voci unite anche alla stanchezza mi hanno fatto un po’ male e mi han messo in cuore un po’ di tristezza.
Per arrivare al paese Rio Torto ho dovuto ancora fare una deviazione di Km. 1 e mezzo che ho trovato tanto lunga. In compenso però ho trovato una canonica riposante: un parroco giovane accogliente e così pure le altre persone della casa. L’aria di intimità famigliare che ho potuto respirare mi ha fatto dimenticare tutte le voci e gli incontri poco piacevoli della giornata. Dopo cena mi son ritirato per recitare il Breviario che mi ere restato ancor quasi tutto da recitare.

 Dodicesima Tappa: 27 Agosto Riotorto-Follonica-Castiglione della Pescaia (Colonia Guidotti) Km. 40

Oggi è Domenica: è la seconda che trascorro in viaggio. Appena si fa giorno sono fuori a calpestar la polvere della stradicciola che da Rio mi riporta sulla via aurelia.
Il mio piede destro continua a protestare: cerco di non irritarlo troppo appoggiando a terra solo la punta del piede, ma così mi stanco molto di più. Dopo 7 od 8 Km una bella sorpresa: mentre sto parlando con un signore che mi aveva invitato a salire sulla sua macchina mi vedo comparire davanti Balbo Riccardo già di ritorno da Roma.
Tutto pieno di entusiasmo mi racconta un po’ le sue impressioni: il suo viaggio, le sue notti passate come gli uccelli sotto un albero, l’udienza del Papa ecc. ecc. Dopo una breve tappa ognuno riprende la sua strada lui verso casa ed io ancora verso Roma: mi restano ancora almeno sei tappe da compiere se tutto va bene! Celebro a Follonica e di qui proseguo lasciando la via aurelia e mi dirigo a Castiglione d. P. A mezzogiorno mi trovo davanti una botteguccia sita sullo stradale, la quale funge pure da albergo.
Domando un po’ di pranzo. Sono accolto anche qui con una ospitalità singolare. Mi mettono a tavola con loro: minestra, carne frutta, vino senza misura.
Alla fine il conto: anche qui come qualche giorno addietro non posso fare accettare nulla: tutto pagato! E dire che siamo in Toscana!! Esco col cuore commosso da quella casa così ospitale e mi vado a riposare un po’ nel bosco vicino. Riparto per Castiglione: salita poi discesa poi pianura; ma come è lungo quel tratto credo sempre che quel benedetto paese stia per spuntare e non si vede mai. Vi giungo che sono quasi le 5; un po’ di tappa ad un bar e poi ancora avanti con la previsione che molto probabilmente non riuscirò ad arrivare fino a S. Rocco d. E.
La media oraria è molto bassa 4 Km e anche meno! La Divina Provvidenza mi ha però fatto incontrare sulla strada un uomo che mi ha fatto un prezioso servizio. – Quanti Km per arrivare a San Rocco? –Almeno dieci, credo che non ci arriverebbe più questa sera che vedo che è già stanco ed è tardi. Piuttosto potrebbe fermarsi da un colono che è a pochi Km. di qua è una brava famiglia che l’ospiterà volentieri… -Grazie tante brav’uomo, gli dico io, mi fa proprio una bella carità perché non me la sentirei di arrivare fino a S. Rocco. –Guardi, io sono comunista, e mi fa vedere il distintivo, son comunista perché sono povero e devo difendere i miei interessi, però rispetto tutti…
Io avrei voluto dirgli che avrebbe potuto fare molto bene anzi tanto meglio i suoi interessi fuori del comunismo anche se era povero… ma non ho detto nulla perché non avevo voglia di intavolare una discussione, ero tanto stanco. Ho ringraziato e ripreso il mio passo piuttosto pesante.
Seguendo le indicazioni avute da quel “buon” comunista ho trovato la casa che era quasi notte. Quella famiglia era veramente di buoni cristiani. Mi hanno dato un po’ di cena; ma avevo poco appetito mi sentivo un certo calore molto simile alla febbre.
Alla notte ho riposato abbastanza bene. Anche questi bravi ospiti non vollero nessun compenso in denaro per la loro carità. Ed io ho promesso di pregare per loro nel mio pellegrinaggio.

 Tredicesima Tappa: 28 Agosto Colonia Guidotti (Pineta del Tombolo) Alberese-Ponte di Albinia Km. 40

Credevo questa mattina di partire un po’ presto ed invece son rimasto addormentato: partenza poco prima delle sei. Il sole si fa presto sentire molto caldo: vorrei bere ma cerco di resistere perché mi rincresce non celebrare la S. Messa. Ad un certo punto però mi viene la tentazione di prendere qualcosa: sono ormai le 8 e più, e non c’è ancora nessun paese in vista. Un uomo però, a cui domando indicazioni mi dice che c’è più poco prima di arrivare ad Alberese. Continuo.
Dopo un po’ arrivo sull’Ombrone: non ci sono ponti c’è un barcone guidato da un uomo povero ma molto gentile: ho dovuto insistere per fargli accettare le 10 lire che è solito prendere per la attraversata. Dal fiume al paese di Alberese restavano ancora quasi 4 Km: Una strada rettilinea, piena di polvere sollevata come un nuvolone ogni tanto dalle macchine.
Questo contribuiva ad aumentare ancora la stanchezza e la sete che io ho mai sentito l’eguale. Finalmente, come Dio volle, mi trovai davanti alla canonica: la porta, in seguito alla mia scampanellata, mi viene aperta da un gentile ragazzino: unica compagnia del parroco. Termino di celebrare alle dieci: ho celebrato a dire il vero con molta stanchezza appoggiandomi all’altare, senza rispettare troppo il cerimoniale.
Finalmente posso dissetarmi un po’. Il parroco mi da un po’ di caffè, perché non ha altro; neppure del pane non ne ha. –Pranzo, mi dice, dovrà andarlo a comandare all’albergo perché io non ho nulla; anch’io mangio un po’ qua un po’ là nelle famiglie, e qualche volta pure all’albergo. Ieri per esempio siamo restati in casa. –Di un po’, aggiunge rivolto al ragazzino, che cosa abbiamo preso ieri sera da cena. –Fagioli, dice il ragazzino –e altro? –Nulla!!
Un po’ d’acqua! –Non avevamo neppure un pezzetto di pane! aggiunge il parroco. C’è su quel volto un velo di pacata mestizia. Io penso a tutte le esigenze e le comodità che ho nella mia vita quotidiana e di fronte a tanta povertà mi sento commosso e confuso nello stesso tempo. Per pranzo mi reco all’albergo insisto per avere con me quel ragazzino: avrei offerto volentieri qualcosa di caldo a quel piccolino dal volto pallido: ma il parroco preferisce che resti con lui a casa e anche il piccolo acconsente volentieri al parroco.
Ritornato dal pranzo mi domanda quanto ho pagato. Io lo dico così ingenuamente; ed egli mi costringe a prendere quanto ho speso: non riesco a liberarmi delle sue insistenze e devo accettare quel denaro. Vorrei almeno lasciare una mancia al ragazzino ma scappa via e non vuol saperne: ed io resto così con quei denari in mano non so se più commosso o più mortificato per tanta carità e disinteresse.
Quel bravo parroco mi da ancora indicazioni di una Chiesa dedicata a S. Mario che si trova nei dintorni di Roma… Ripartito verso le 15 dopo 4-5 Km raggiungo la Via Aurelia che avevo lasciata a Follonica. Per arrivare a Stazione di Albinia ancora circa 16 Km: sono le 5 passate. E’ già notte quando giungo presso il ponte sul fiume Albinia (o Albegna). Mi viene indicato un ricovero turistico a 500 metri sulla destra, per fortuna un bravo giovane mi accompagna. Sono le 20 e 30.
Quale delusione! credo di trovare una casa un po’ attrezzata ed invece non c’è nulla: brandine militari senza materassi in una caverna senza luce elettrica. Resto un po’ male: -Ci fosse almeno un materasso- domando io- sono molto stanco e domani devo nuovamente compiere 40 Km. a piedi! E il materasso gentilmente mi viene portato. Ma io devo ancora cenare. Il guardiano del ricovero mi dice che non ha nulla; ci sarebbe una bottega a 500 m. ma io non ho più voglia di fare un passo.
Non ci sarà nessuno che abbia un uovo e un po’ di pane? Rivolgo questa domanda alle famiglie che sono vicino e alla fine dopo aver ripetuto a diversi la stessa domanda riesco a trovare un uovo ed un pezzo di pane nero senza sale. Una brava donna mi fa cuocere l’uovo e mi dà anche un po’ di frutta. Nella povertà trovo tanta carità: nessuno accetta un compenso per quello che mi ha dato, tutto gratuito: questo fatto serve a riempire con sovrabbondanza i vuoti che aveva lasciato in me la parca cena.
Ritornato al rifugio per recitare un po’ di breviario trovo là nella cucina un signore e una signora americana e una signorina inglese stanno cenando davanti ad una tavola ricca di ogni ben di Dio. Gentilmente mi invitano a partecipare alla loro cena e siccome dico loro che ho già cenato mi offrono del tè caldo paste uva, sigarette (di questo non prendo perché non fumo).
Cerchiamo di farci capire biascicando alla meglio qualche parola in francese. Ringrazio come so e mi ritiro nel mio covo. Questa è stata una delle giornate più avventurose fino ad ora nel mio pellegrinaggio.

 Quattordicesima Tappa: 29 Agosto Ponte di Albinia-La Torba (Orbetello)-Montalto di Castro Km. 40-41

Questa mattina svegliandomi il chiarore della luna mi ha fatto credere che si facesse già giorno, invece erano solo le 3. Mi sono alzato ho acceso la candela (nella taverna non c’è luce eletrica) e dopo una toeletta alla svelta mi sono rimesso in strada.
Dopo 7-8 Km. arrivo di fronte ad Orbetello che dista dalla via circa 3-4 Km. Qui domando informazioni per sapere dove potrei celebrare la S. Messa; mi viene indicata La Torba piccola borgata dove c’è parrocchia e asilo con suore distante circa 4 Km. (in realtà erano poi 8 Km.).
Arrivo a La Torba verso le 8. Celebro abbastanza tranquillo la S. Messa: poi una buona colazione dalle suore che gentilmente mi invitano a fermarmi pure a pranzo. Accetto l’invito. Ho così modo di fare un po’ di sosta. Un bagno caldo ai piedi e alcune ore di riposo sono stati un ottimo ricostituente alla mia stanchezza. Riparto dopo un buon pranzo, agile leggero come una rondine.
Da Montalto mi separano ancora 25 Km. ma mi pare di poterli fare in volata tanto cammino con facilità. Tuttavia 25 Km sono lunghi e gli ultimi 5 li trovo assai pesanti. Arrivo che è notte. Accolto bene dal parroco che è senza persone di servizio. Ha con se un giovanotto di 17-18 anni.
C’è pure un altro giovane che parla francese: è un pellegrino che trovandosi qui di passaggio è stato invitato dal parroco a fermarsi un po’ per far pitture e decorazioni; questo giovane infatti è pittore. E’ molto gentile e servizievole. Sono giunti pure due otre altri giovani stranieri in bici.
Il parroco accoglie tutti. Tutta questa generosa carità è fatta senza posa con tutta semplicità, come una cosa di ordinaria amministrazione!
La cena, mi dà l’impressione, di raccogliere attorno alla tavola dei vecchi amici non persone che si vedono per la prima e forse per l’ultima volta. Dopo la cena il parroco dice che il mattino seguente dovrebbe partire presto per Roma e mi prega di sostituirlo nella celebrazione della S. Messa.
Mi offro volentieri in questo piccolo servizio anche se dovrò ritardare di 2 ore la partenza e camminare di più sotto il sole. Anche questo generoso Sacerdote dopo avermi offerto vitto ed ospitalità mi costringe a prendere la elemosina della S. Messa (£300) che celebro secondo la sua intenzione.
Quanti esempi di generosità e disinteresse ho già incontrato fin’ora! Non saprei contarli!

 Quindicesima Tappa: 30 Agosto Montalto di Castro-Tarquinia-Civitavecchia Km. 38

Parto da Montalto dopo celebrato la S. Messa e consumata un po’ di colazione. Il sole è già alto all’orizzonte e fa già sentire bene la sua presenza.
Verso mezzogiorno dopo circa 18 Km. giungo nei pressi di Tarquinia. Una cittadina piena di ricordi e di resti Romani. Non è però sulla mia strada, il vero centro è un po’ a sinistra in alto un Km. e mezzo circa. Resto un po’ indeciso e poi salgo. Strada polverosa con un sole scottante.
Alla più vicina canonica che mi viene indicata mi si dice che il parroco non c’è. Domando se possono farmi la carità di un piatto di minestra. Ricevo un piatto di zuppa di verdura e una pera. Avevo molto sete e poco appetito.
Avrei voluto riposarmi un po’; ma c’è gente in casa, tutte le camere sono occupate e allora dietro loro indicazione mi dirigo al convento dei Francescani dove trovo un letto ospitale che mi accoglie nelle sue morbide braccia! Alle 15 riparto. Devo sciupare oltre mezz’ora per rimettermi sulla via Aurelia.
Quando giungo alle prime case di Civitavecchia è ormai notte tutte le luci sono già accese. Noto che questa città porta ancora vive le impronte tragiche della guerra, dei bombardamenti. Mucchi di macerie ingombrano ancora parte di una piazza che attraverso, monconi di case diroccate danno un senso di tristezza e di morte.
Il Duomo abbattuto è stato ricostruito, e i nuovi muri bianchi e freschi fanno un vivo contrasto con i rottami e le macerie che sono di fronte.
Entro nella sacrestia del duomo dove trovo un sacerdote (quello che mi lasciò la firma sul notes). Alla mia domanda di ospitalità che ero già solito fare da quindici giorni ogni volta ad usci e visi diversi, quel sacerdote risponde che il Mons. offre ai pellegrini solo pane (è già molto perché di pellegrini qui ne passano tanti) per dormire ci sarà qualche coperta ma non ci sono letti… Penso allora di dirigermi altrove. Un bravo giovane mi guida in un onesto albergo dove con 200 lire posso cenare.

 Qui terminano gli appunti sul pellegrinaggio a Roma di Don Mario Destefanis per acquistare il Giubileo dell’Anno Santo 1950. Il registro dei vari passaggi nelle parrocchie lungo la strada che portava Roma, annota ancora la presenza di Don Mario il 31 agosto a Santa Marinella e Palo Laziale, dove vi è giunto verso il tramonto ed è ripartito l’indomani mattina verso le 3 alla volta della Città Eterna. L’ultima autenticazione reca la data del 2 settembre dove Don Mario è stato ospite dell’Istituto Angelo Mai di Roma.

Questa è l’unica foto del pellegrinaggio, che ritrae Don Mario in Piazza San Pietro.

 Pubblichiamo qui di seguito la documentazione dei passaggi delle parrocchie dove Don Mario è stato ospitato.

Cliccare sul PDF per aprire la documentazione

DOCUMENTAZIONE DEI PASSAGGI NELLE PARROCCHIE DOVE E.pdf[ ]

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